A due giorni dall’ulteriore parziale crollo della traversa consorziale a Ponte Verucchio e facendo un sopralluogo sulla stessa vengono alla luce alcuni aspetti tecnici importanti:

  1. Mentre nel primo crollo avvenuto tra il 2017 ed il 2018 a crollare era stata solo la parte destra della platea di controscarpa, nel secondo crollo di questi giorni è andata in frantumi tutta la parte destra ovvero il petto, la soglia e la scarpa che invece erano rimaste intatte nel primo crollo.
  2. La forza delle acque, una volta crollata la parte destra della traversa, ha trascinato via il materasso alluvionale (le ghiaie ed i blocchi) che si erano accumulati a monte ed ha messo a nudo il substrato roccioso costituito da strati verticalizzati di marne grigio-verdastre con livelli di strati calcarei marnosi lapidei appartenenti all’unità alloctona liguride della Formazione di Monte Morello.
  3. A monte della traversa, in queste rocce, è presente un canale ristretto e profondo entro cui attualmente il Fiume ha il massimo della velocità di deflusso e quindi la massima capacità erosiva.

 

Crollo traversa ponte verucchio

In base a queste osservazioni si deduce che il fenomeno erosivo del fondo dell’alveo fluviale è in continua progressione verso monte e che esso ha reso estremamente critica la stabilità fondale della traversa. Non solo: il dissesto definitivo della traversa (già ipotizzato in tempi brevi nel “Piano di Azione” del Contratto di Fiume Marecchia del 2017) ha asportato il materiale alluvionale ghiaioso che si era depositato a monte della traversa per cui ora, alla luce dell’attuale situazione di progressione del fenomeno erosivo di fondo alveo, si rende minacciata la stabilità del ponte sulla SP 14, già soggetto a importanti spinte compressive sulla spalla destra dello stesso da parte del versante in frana.

L’arretramento, abbassamento e restringimento dell’alveo, partito dagli anni ’60 fino ai primi anni del ’80 a causa del prelievo della ghiaia dall’alveo, era già giunto in prossimità degli strati rocciosi della Coltre della Valmarecchia (calcari marnosi) nel 2004 ed alcuni studi avevano previsto un possibile stop dell’arretramento in circa 15 anni a causa della presenza del substrato roccioso costituito da calcari marnosi.

La realizzazione della traversa fluviale di Ponte è stata l’unica soluzione possibile (e lo è tuttora) per il raggiungimento del profilo di equilibrio del Marecchia che però non è stato definito in quanto, contrariamente a quanto previsto, l’evoluzione della’alveo ha raggiunto la traversa consorziale di Ponte nel 2014-2016 a causa del progressivo abbattimento degli strati calcarei che non erano particolarmente compatti e consolidati oltreché di spessori limitati ed in quantità subordinata rispetto alla prevalente presenza di marne argillose più erodibili.
Ciò ha portato, nel primo crollo, ad uno scalzamento di circa 10 m della traversa scoprendo i pali di fondazione con ripercussioni gravi sulla sua stabilità. Questa analisi è anche contenuta nella pubblicazione della Regione Emilia-Romagna-CIRF “La riqualificazione fluviale in Romagna” del 2019.

Il secondo crollo, quello attuale, è avvenuto in quanto l’ondata di piena ha trovato già un “percorso segnato canalizzato” alla fine del quale non era più presente una forza contrastante data dalla traversa che si presentava, infatti, già dissestata, proprio nella parte destra dove scorre il “percorso segnato canalizzato”.
Ora, per la soluzione della problematica, occorre necessariamente provvedere ad una urgente sistemazione e ricostruzione del materasso alluvionale ghiaioso che è la più importante difesa naturale contro l’erosione delle pile del ponte sulla SP 14.
Ma questo intervento non deve prescindere dal fatto che deve essere un intervento definitivo ed essere il frutto di un ampio studio geomorfologico, geologico e modellistico finalizzato ad una progettazione definitiva e multidisciplinare dell’azione complessiva e degli interventi connessi. Tutto ciò deve avvenire seguendo li linee guida già individuate nel “Contratto di Fiume” che rappresenta un punto fondamentale nella gestione della protezione fluviale ed una guida per la sistemazione fluviale del Marecchia.
Tale strumento implica un coordinamento non solo tra gli enti amministratori del Fiume, ma anche una multidisciplinarietà degli aspetti che influenzano il Fiume ed in generale il dissesto idrogeologico che investe il Marecchia.
Ora infatti ci dobbiamo aspettare ulteriori movimenti franosi di alcuni versanti erosi al piede dall’ondata di piena e questo testimonia il fatto che la sistemazione dell’asta fluviale non può prescindere dalla considerazioni di tutti i fattori che influenzano il corso Marecchia o che esso stesso determina.
Dal punto di vista amministrativo e politico ribadisco quindi che la sistemazione dei dissesti del Marecchia non può essere pensato a “spezzoni” o dai “singoli Comuni” ma va pensata studiando tutta la dinamica fluviale dalla sorgente alla foce e quindi da un organismo unico che studi tutta l’asta fluviale e che applichi il Contratto di Fiume. E questo sarà un prioritario impegno della nostra lista.

Gianluca Venturini